Strumenti educativi e didattici tra analogico e digitale

Tra carta e digitale è la rubrica di Giulia Natale che esplora la biblioteca del futuro, tra storie fatte di carta e di pixel!

L’etimologia della parola didattica è limpida e chiara, dal greco did{áskein} significa ‘insegnare’, e tutto ciò cui fa riferimento l’aggettivo didattico è tutto ciò che riguarda l’insegnamento: i metodi, i materiali, le attività, in altre parole il patrimonio di tecniche e strumenti che nei secoli della storia dell’umanità si è stratificato per rendere il più possibile fluida e accessibile la trasmissione del sapere e l’acquisizione delle conoscenze. Un bagaglio immenso che è stato analizzato e studiato proprio per comprendere quali fossero i metodi, i materiali e le attività migliori per rendere efficaci, in ogni tempo, i modi dell’insegnamento, sia nel caso di competenze pratiche sia teoriche.

Come società in continua evoluzione abbiamo conosciuto e sperimentato, e tuttora continuiamo a farlo, attività disparate per ottenere da allievi, giovani e non, attenzione, interesse, gusto per la scoperta, piacere per la conoscenza.
L’efficacia – potremmo dire il successo – delle azioni finalizzate all’insegnamento è notoriamente relativa al soggetto su cui l’insegnamento insiste poiché l’apprendimento è una facoltà soggettiva e ciascuno di noi apprende in modo diverso.

Questo aspetto di soggettività, fortemente associato alla rilevanza di un buon contesto educativo, è un traguardo di consapevolezza semplice ma centrale della didattica pertanto il buon esito dell’insegnamento deve, in ogni circostanza, focalizzarsi sul pubblico finale, sul destinatario delle strategie di insegnamento.

Alcune modalità di fare scuola sono state reiterate per la loro diffusa e consolidata capacità; dalla classica lezione frontale (di estrazione greco-romano) cui poteva, e può, seguire la discussione, fino a tecniche creative di gruppo (brainstorming) tramite l’ausilio di mappe mentali e rappresentazioni grafiche, o attraverso analisi di casi, o forme di affiancamento a figure come l’assistente al processo di apprendimento (tutor), oppure metodi di divisione in gruppi di progettazione e studio, fino a metodi che spronano ad imparare facendo direttamente (tinkering). L’uomo ha sviluppato strategie eccezionali per sostenere i propri simili e la società nel superare le fatiche di imparare per tramandare il sapere.

Molto spesso oggi accade che siano la combinazioni di più strategie e più strumenti a permettere di coronare le aspettative.
Se osserviamo alcuni contesti di libero apprendimento, alcune domande sorgono spontanee.

Per quale motivo, infatti, adulti e ragazzi, si affidano ai più vari video-tutorial per imparare?

Perché le video-ricette (da Giallozafferano a seguire), perché le video-lezioni di giardinaggio o di letteratura e i video di fisica su youtube riescono a intercettare la nostra capacità di comprendere?
Perché Norma’s Teaching, insegnante di inglese sui social (con il suo peculiare metodo di insegnamento) ha 600mila followers su Instagram e più di 370 mila followers su TikTok? Diventando un modello conclamato?!

Non ho una risposta definitiva, sarebbe interessante il confronto con voi insegnanti che siete in classe tutti i giorni. Ciò che posso constatare è che tutte queste figure professionali dedicate all’insegnamento riescono a raggiungere il loro pubblico seguendo un percorso di insegnamento non tradizionale e non convenzionale, con nuove forme per l’apprendimento che poggiano anche sulle recenti tecnologie e su metodologie innovative.
Queste sperimentazioni, queste nuove metodologie e pratiche sono l’asse portante non solo del Progetto Riconnessioni ma anche del Centro Zaffiria.

Se c’è reazione utile che la comunità educante può generare, a mio parere, è di fare in modo che i cambiamenti nell’insegnamento seguano i cambiamenti e le esigenze di chi impara e di come evolve il mondo di chi impara.

Se oggi ci troviamo immersi in una popolazione scolastica che vive di connessione, di app e di contenuti social, io credo sia compito e responsabilità della comunità non restare ai margini dei cambiamenti ma esserne parte, mediatore o guida.

Zaffiria è un polo per l’educazione ai media; fra le tante straordinarie attività rivolte agli insegnanti, si dedica anche alla progettazione e pubblicazione di app per lavorare in classe, in biblioteca o in famiglia.

Sappiamo bene quanto sia necessario poterci avvalere di questi contributi nell’ottica di una formazione che si allinea sulle esigenze di apprendimento di bambini e ragazzi di oggi.

Sul sito trovate i laboratori, le guide per gli atelier, le pubblicazioni (fra cui l’ultima: Atelier inclusivi con l’art brut) e le proposte innovative formative; nel corso di alcune formazioni che ho svolto per i bibliotecari, ho sperimentato e lavorato, con entusiasmo di tutti i partecipanti, le app Andar per boschi (qui per IOs, qui per Android) e In una goccia (qui per IOs, qui per Android) rivolte ai bambini fino alla fine della primaria, Ehi! Tonino! (IOs, Android) centrata su giochi di ruolo, per ragazzi più grandi della secondaria, e la recente poetica e articolata myAppEduc (qui per IOs, qui per Android). Sono tutte gratuite ed eccellenti per la progettazione di attività educative e creative.

Non si tratta di espedienti, si tratta di strumenti educativi e didattici che promuovono attività fra analogico e digitale, un territorio dell’immaginazione su supporti tecnologici che i ragazzi sperimentano quotidianamente.

Pertanto il mio invito è attingere a piene mani a queste risorse, proporre attività e gioire insieme ai ragazzi di un apprendimento nuovo, giocoso, sorprendente e contemporaneo che lascia spazio alla creatività dei più piccoli senza togliere spazio agli adulti in una filosofia gentile di condivisione e di inclusione di competenze in crescita.

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