World Innovation Summit of Education

 

C'è segnale! I messaggi dal Team Riconnessioni
Lorenzo Benussi ci racconta la sua esperienza al Word Innovation Summit of Education appena concluso a Doha

Sono appena rientro dal World Innovation Summit of Education (WISE) che si è svolto il 20 e 21 novembre a Doha, in Qatar. Il Summit mi ha impressionato e appassionato molto perché ho scoperto una realtà che non conoscevo e che credo sia poco nota in Italia, anzi quasi per nulla, perciò ho deciso di scrivere questo breve post, per condividere impressioni e idee con la comunità di Riconnessioni.

Il Summit si svolge ogni due anni, questa era la decima edizione. Coinvolge 110 nazionalità diverse e più di 2000 esperti, ricercatori, insegnanti, imprenditori, politici, investitori, filantropi, artisti, studenti. Eravamo solo 4 italiani mentre c’erano molti inglesi, francesi, nord europei, spagnoli e non credo sia una bella notizia perché manifesta la grande difficoltà del nostro paese nel guardare al di là dei confini quando si parla di scuola e istruzione. 

Sono stato invitato per raccontare il modello Riconnessioni, i laboratori con i docenti – che mi hanno suggerito di chiamare “teacher professional development for innovation” – e le sperimentazioni di tecnologie per l’istruzione, tecnicamente EdTech Testbed, un tema che approfondiremo meglio in futuro. 
 
L’evento è organizzato dalla Qatar Foundation che investe ingenti risorse per promuovere l’istruzione nei paesi in via di sviluppo e sta producendo risultati eccezionali in Africa, Sud America, India, ma anche in Europa e Stati Uniti tramite partner e progetti locali. L’iniziativa forse più famosa è Education Above All che negli ultimi anni ha supportato la scolarizzazione di 10 Milioni di bambini e ha l’obiettivo di azzerare l’analfabetismo entro il 2030, in linea con l’agenda per lo sviluppo sostenibile dell’ONU che, in parte, si è formata proprio ai World Innovation Summit delgi ultimi anni.
 
A Doha ho trovato una leadership mondiale inaspettata che fa del Qatar uno dei centri della lotta alla povertà educativa globale grazie alla determinazione, alle risorse e alla passione della regina Sheikha Moza bint Nasser – madre dell’attuale emiro del Qatar – e presidente della Qatar Foundation, grazie a una attenzione alla scuola e all’università che risale a prima del boom petrolifero, ovviamente cresciuta immensamente con l’enorme abbondanza di risorse degli ultimi 20 anni. Infatti Doha ospita una delle più grandi biblioteche del mondo che conserva la cultura araba e medio orientale, una città della scienza che raccoglie 11 università da 5 continenti oltre ad Al Jazeera che è la voce delle notizie libere in medio oriente e non solo, spesso più accurata della stessa CNN, sicuramente più oggettiva delle FOX e di molta informazione nostrana. 

Durante i due giorni dell’evento, si sono susseguiti sul palco personalità di ogni tipo: ricercatori che hanno parlato di intelligenza artificiale e neuroscienze; attivisti che ci hanno raccontato come lavorano con comunità in condizione di disagio di Ghana, Cambogia, Messico; politici dal Brasile e Paraguay che hanno presentato i loro programmi di lotta alla dispersione scolastica; rappresentati di UNESCO e World Bank che investono nello sviluppo dei sistemi educativi nei paesi più poveri e pure i personaggi di Seasame Street che tramite un programma speciale portano istruzione e qualche sorriso tra i bimbi dei campi profughi in medio oriente. 
 
Hanno partecipato anche artisti come Shakira e Steven Van Zandt, fondatore della E-Street Band di Bruce Springsteen, perché entrambi hanno una fondazione che promuove l’istruzione nei contesti più difficili e distanti: Shakira in Colombia e Van Zandt nei sobborghi poveri americani dove il tasso di dispersione scolastica è del 50%, una cosa inaccettabile perché il 30% di questi ragazzi, quando lasciano la scuola, hanno problemi con la giustizia. Probabilmente in alcune zone delle città italiane non è molto diverso.
 
In ogni edizione di WISE viene premiata una personalità eccezionale che ha saputo innovare l’insegnamento e portare un reale beneficio alle giovani generazioni. Quest’anno hanno riconosciuto il lavoro di Larry Rosenstock, insegnante ed esperto di politiche educative che ha partecipato alla riforma del sistema dell’istruzione professionale statunitense sotto l’amministrazione Clinton ed è ora il direttore di una rete di scuole innovative in California che si chiamano High Tech High. Scuole eccezionali che combinano pedagogia innovativa, educazione tecnica e inclusione sociale. In un discorso a tratti toccante, Rosenstock ha raccontato la sua storia che è iniziata come insegnante di falegnameria in un istituto superiore di Boston, ospitato in un edificio di molti piani dove i più poveri, “colorati” e “speciali” stavano al primo e i più ricchi, chiari di carnagione e “normali” ai piani alti. Una rappresentazione plastica dell’ingiustizia che Larry ha deciso di combattere realizzando con i suoi ragazzi difficili del primo piano progetti più complessi e sofisticati di quelle che venivano dai piani alti, per dimostrare che esiste un’opportunità per tutti, che tutti hanno talento, basta saperlo valorizzare. Mentre lavorava come insegnante Rosenstock si è laureato in legge, è stato attivista dei diritti dei carcerati e per un periodo ha collaborato con l’università di Harvard occupando una stanza non distante da quello che fu l’ufficio di John Dewey da cui ha imparato molto. La sua scuola si fonda su 4 semplici principi di design:

  1. Equità (Equity)
  2. Personalizzazione (Personalization)
  3. Lavoro autentico (Authentic Work)
  4. Collaborazione (Collaborative Design)

I quattro prinsipi si attuano in un contesto dove ogni ragazzo manifesta le sue inclinazioni in libertà. Insomma, un esempio di pedagogia progressista (progressive pedagogy) moderna ed efficace, una testimonianza concreta che esiste una scuola differente.
 
Il Summit si è concluso con Emi Mahmoud, giovane ragazza profuga del Darfur che ha conosciuto la sofferenza del viaggio, della guerra, dell’abbandono, ma ha saputo reagire con la poesia. Dopo essersi laureata a Yale, Emi ora insegna poesia ai ragazzi e ai bambini delle zone più critiche dell’Africa, per dare una voce a chi non ne ha mai avuta e riaffermare la forza salvifica della creatività e della parola, mediando l’insegnamento di Paulo Freire; difficile trattenere l’emozione sentendo la sua testimonianza.   
 
Ho voluto raccontare quest’esperienza perché credo che sia importante alzare lo sguardo verso l’orizzonte, lo dico sempre nei laboratori di Riconnessioni e lo sanno bene gli insegnanti che ci seguono. Noi italiani non dobbiamo tirarci indietro, chiuderci nel nostro piccolo paese. Abbiamo la responsabilità di contribuire a questo movimento internazionale e lo possiamo fare bene perché sappiamo come si fa scuola. I nostri insegnanti devono iniziare a pensare di girare il mondo, esportare le cose belle che ci hanno insegnato i nostri maestri, da Lodi a Malaguzzi, perché se è vero che in Europa ci saranno sempre meno bambini è altrettanto vero che non c’è mai stato così tanto bisogno di istruzione come oggi: secondo l’ONU 600 milioni di bambini hanno bisogno di andare a scuola nel 2019.
 
La lezione che ho imparato o meglio che ho riscoperto al World Innovation Summit è che l’istruzione è rivoluzionaria ed è oggi la più importante arma contro povertà, disuguaglianza, guerra, discriminazione, malattia. La buona notizia, l’ottima notizia è che non occorre inventare tecnologie avveniristiche o creare nuovo istituzioni per portare l’istruzione a tutti, sappiamo come fare scuola, sappiamo di cosa c’è bisogno, sappiamo dove ce n’è bisogno, basta impegnarsi per farlo, investire le giuste somme di denaro, stare vicino agli insegnati e lavorare con le comunità locali, perché se è vero che per educare un bambino ci vuole un villaggio è certamente vero che un bambino che va scuola può cambiare il mondo

Lorenzo Benussi

Se siete interessati ad approfondire le sessioni di WISE trovate molti materiali Online all’indirizzo:
www.wise-qatar.org

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