Diario di bordo Progettare per includere 

Quali strategie possiamo utilizzare quando ci si trova da soli a gestire tanti gruppi? Come coinvolgere attivamente, in tutte le fasi del lavoro, bambini con difficoltà di linguaggio e apprendimento? Esiste un buon metodo per calcolare quanto tempo dedicare a ciascuna fase di un’attività in fase di progettazione?

Queste sono alcune tra le domande che i partecipanti del corso Progettare per includere hanno posto al formatore Claudio Berretta durante un appuntamento di debrief tenutosi una settimana fa. Nella settimana precedente, più di 50 docenti di primaria e di secondaria di primo grado che partecipano al corso hanno sperimentato in classe delle attività di Cooperative learning che ciascuno di loro aveva progettato, con l’aiuto dei colleghi e del formatore, nella settimana ancora prima.

Il corso a cui stanno partecipando è alla sua prima edizione. Siamo solo a metà del percorso formativo e dobbiamo ancora affrontare metodologie complesse come il Problem-based learning e la Flipped classroom. È presto quindi per tirare le somme, ma ci teniamo a condividere con voi qualche osservazione in itinere, vista la novità dell’approccio che stiamo adottando e i primi risultati raccolti.

Progettare per includere è un percorso di formazione innovativa in cui si alternano appuntamenti in presenza e da remoto, con poche e brevissime lezioni frontali, basato sull’assunto che la professionalità dei docenti e la loro ampia esperienza sia la risorsa da cui partire per innovare la scuola: da dentro, non da fuori.

Per farlo, adottiamo un approccio alla formazione ereditato dalla learner-centred pedagogy, dal mondo della facilitazione e del co-design, che ci permette di strutturare e guidare percorsi di collaborazione, confronto e capacity-building in cui i docenti sono davvero protagonisti.

Dividere i partecipanti in gruppi o farli sedere in cerchio non basta per rendere efficace questo tipo di lavoro. La nostra esperienza ci insegna l’importanza di alcuni princìpi fondamentali per renderlo possibile:

  • simmetria tra le caratteristiche dei contenuti proposti e la maniera in cui vengono introdotti: la Flipped classroom si impara attraverso la Flipped classroom, il Cooperative learning attraverso il Cooperative learning, etc;
  • trasparenza e rigore nella scansione dei tempi della formazione e nelle consegne date ai partecipanti. Tempi e consegne sono gli ingredienti di cui è fatto l’insegnamento; se non gli si dà la giusta importanza si sminuisce anche l’importanza dei contenuti proposti;
  • ottimismo verso la capacità dei partecipanti di crescere, cambiare e affrontare sfide sempre nuove: le aspettative sulle capacità dei discenti sono profezie auto-avveranti anche nella formazione degli adulti;
  • creazione di un clima che permette la “reciprocal vulnerability” (vulnerabilità reciproca), cioè l’idea per cui la trasparenza circa la propria vulnerabilità può aiutare gli altri a essere trasparenti sulla loro e che ammettere ciò, insieme, getta le basi per il cambiamento e la crescita.
  • progettazione a ritroso. Attraverso il corso vogliamo proporre la progettazione di lezioni, attività e unità didattiche a partire da obiettivi di apprendimento definiti in maniera chiara e trasparente, e condivisi con i discenti. Per questo siamo attenti ad applicarla rigorosamente alla progettazione del corso nella sua interezza e di tutti gli appuntamenti che lo compongono.
  • linguaggio semplice, chiaro e franco. Crediamo che sia necessario demistificare la didattica innovativa, e che questo debba passare per una rivoluzione del modo in cui se ne parla. C’è da anni consenso nella comunità dei docenti circa la necessità di adottare una didattica attiva e laboratoriale, eppure la lezione frontale rimane egemone. Insomma, il consenso sui fini e sui valori della didattica attiva evidentemente non basta per cambiare le pratiche didattiche. Crediamo che per cambiarle serva, appunto, parlare di pratica.

Tornando alle domande dei docenti riportate all’inizio: ci sembrano, nella loro semplicità, esempi luminosi dell’atteggiamento e del linguaggio che vorremmo riuscire a stimolare attraverso le nostre formazioni e vedere sempre più all’interno delle scuole.

L’entusiasmo dei nostri partecipanti, la qualità delle lezioni che stanno progettando e la schiettezza delle domande poste a Claudio Berretta, ci danno l’ennesima prova della competenza e professionalità dei docenti. Ci fanno anche intravedere un futuro in cui le scuole possono diventare più della somma delle parti che le compongono: dove la condivisione e il confronto diventano le sinapsi di un’intelligenza collettiva costituita da tutta la comunità scolastica.

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